09 aprile 2008
Era ormai passato un anno.
Mi accorsi che stavo correndo.
Ma mentre le mie braccia si muovevano libere,
come il mio busto;
la mia mente e le mie gambe
poggiavano su uno strato di melma
profondo trenta centimetri.
Ad ogni passo correvo il rischio di perdere la scarpa e l'intelletto.
Saltare era impossibile,
mi guardai intorno ma non vidi nient'altro che fango.
L'unica cosa che potevo fare era
cercare di non affondare sempre più.
Fu allora che calò su di me una tristezza infinita;
simile ad una fine pioggerellina d'autunno,
che rese il mio viaggio ancora più faticoso.
Aspettai con ansia che un piccolo raggio di Sole
penetrasse fra la coltre di nubi nere
e seccasse la palude.
Passarono i mesi,
passarono gli anni.
Ormai avevo perso ogni speranza
di rivivere anche solo per un'ora,
quella felicità passata;
di correre su un prato verde
circondato da fiori.
Poi un giorno,
quando ormai avevo deciso di farmi sommergere dalla malinconia,
di lasciarmi avvolgere dal fango;
vidi davanti a me un fiume.
Cosa fare:
fermarsi e lasciarsi inghiottire dalla nostalgia,
oppure raccogliere tutte le forze e attraversarlo a nuoto,
col rischio di affogare nell'impresa?
Inspiegabilmente
dopo anni di rassegnazione
qualcosa dal fondo dell'inconscio
o dal fondo dei piedi
mi diede la speranza
che di la dal fiume
non avrei trovato fango
ma un verde prato
dove correre a perdifiato.
scesi lentamente nell'acqua e cominciai a nuotare.
#1989 Luglio#
Mi accorsi che stavo correndo.
Ma mentre le mie braccia si muovevano libere,
come il mio busto;
la mia mente e le mie gambe
poggiavano su uno strato di melma
profondo trenta centimetri.
Ad ogni passo correvo il rischio di perdere la scarpa e l'intelletto.
Saltare era impossibile,
mi guardai intorno ma non vidi nient'altro che fango.
L'unica cosa che potevo fare era
cercare di non affondare sempre più.
Fu allora che calò su di me una tristezza infinita;
simile ad una fine pioggerellina d'autunno,
che rese il mio viaggio ancora più faticoso.
Aspettai con ansia che un piccolo raggio di Sole
penetrasse fra la coltre di nubi nere
e seccasse la palude.
Passarono i mesi,
passarono gli anni.
Ormai avevo perso ogni speranza
di rivivere anche solo per un'ora,
quella felicità passata;
di correre su un prato verde
circondato da fiori.
Poi un giorno,
quando ormai avevo deciso di farmi sommergere dalla malinconia,
di lasciarmi avvolgere dal fango;
vidi davanti a me un fiume.
Cosa fare:
fermarsi e lasciarsi inghiottire dalla nostalgia,
oppure raccogliere tutte le forze e attraversarlo a nuoto,
col rischio di affogare nell'impresa?
Inspiegabilmente
dopo anni di rassegnazione
qualcosa dal fondo dell'inconscio
o dal fondo dei piedi
mi diede la speranza
che di la dal fiume
non avrei trovato fango
ma un verde prato
dove correre a perdifiato.
scesi lentamente nell'acqua e cominciai a nuotare.
#1989 Luglio#